Quest'estate sono andata in vacanza con mia nipote. Avevamo programmato di stare insieme fino alla fine, di tornare a Roma insieme, come due compagne di viaggio.
Poi le cose sono cambiate. A mia nipote mancava qualcosa: una figura maschile, la sua bici, la sua vita di sempre. E così è tornata a Roma prima di me.
Io sono rimasta lì, da sola. E mi è preso un coccolone, uno di quei pianti che arrivano da dentro e che non riesci a fermare. Perché la mia vacanza doveva finire con lei, con il ritorno insieme, e invece si è chiusa con un vuoto che non mi aspettavo.
Ci sono rimasta male. Male perché è andata via prima. Male perché mi sono trovata sola quando non lo avevo scelto.
E poi ho capito una cosa importante: io dico spesso di scegliere la solitudine, di stare bene da sola. Ma quel giorno ho scoperto che non è così semplice. Non voglio la solitudine, in realtà. E ho paura, paura di un futuro fatto solo di questo, di me sola.
Scriverlo qui mi aiuta a guardarla in faccia, questa paura. Forse è il primo passo per non lasciarla decidere al posto mio.
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