*"Hai proprio una repulsione verso i bambini 😅 di percepisce"*

Questo è il commento che ho ricevuto sotto a un video in cui spiegavo, semplicemente e onestamente, che preferivo non avere mia nipote a casa per un periodo prolungato. Non perché non le voglia bene, non perché i bambini mi facciano schifo, ma per ragioni concrete e legittime che ora voglio spiegare bene, una volta per tutte.

## La Realtà dei Fatti

Nel video parlavo di una situazione molto specifica: quando mia nipote è a casa mia, passa la maggior parte del tempo attaccata al tablet. Io, personalmente, non approvo questo comportamento. Non voglio che stia incollata a uno schermo – che sia un tablet, un computer o la televisione. Credo che i bambini abbiano bisogno di altro: di movimento, di gioco creativo, di interazione reale. Ma il punto non è nemmeno questo.

Il punto è che io lavoro da casa. Sì, lavoro. E no, lavorare da casa non significa essere disponibile 24 ore su 24 per intrattenere chiunque. Quando mia nipote è qui, ogni due minuti mi chiama. Per ogni piccola cosa. E io, che cerco di mantenere una produttività minima, non riesco più a fare nulla. Zero. Niente. Il mio lavoro va a rotoli, i miei impegni si accumulano, il mio tempo personale semplicemente svanisce.

E poi c'è un altro aspetto, forse il più importante: dopo che mia nipote ha trascorso una settimana a casa mia, magari in un giorno di festa, perché dovrebbe restare ancora invece di stare con i suoi genitori? Ha una mamma e un papà. Ha la sua casa, la sua famiglia. Io sono la zia, non sono il surrogato genitoriale. E francamente, dopo una settimana intera, penso sia più che normale che torni dai suoi genitori.

## Non è Repulsione, Sono Confini

Quello che mi ha colpito di questo commento – anzi, quello che mi ha profondamente infastidito – è l'automatica equazione che viene fatta tra "non voglio occuparmi costantemente di un bambino" e "provo repulsione verso i bambini". Come se l'unica alternativa possibile fosse essere sempre disponibili, sempre accoglienti, sempre pronti a sacrificare tutto, oppure essere persone orribili che odiano l'infanzia.

Ma la vita non è bianca o nera. Esistono le sfumature. Esistono i confini personali. Esistono le esigenze individuali che non rendono nessuno una persona cattiva o inadeguata.

Io ho fatto una scelta consapevole: non avere figli. È stata una decisione ponderata, matura, rispettosa verso me stessa e verso ipotetici bambini che avrei potuto mettere al mondo senza essere davvero pronta o convinta. Ho scelto di vivere la mia vita in un certo modo, di dedicare le mie energie ad altro, di preservare il mio tempo e il mio spazio mentale per ciò che desidero fare.

E allora la domanda sorge spontanea: perché dovrei combattere con i figli degli altri? Perché dovrei sentirmi in colpa per non voler trasformare la mia casa nel centro ricreativo di famiglia? Perché il mio "no" dovrebbe essere interpretato come un difetto caratteriale invece che come un legittimo confine personale?

## Il Peso del Giudizio Femminile

Ma ciò che mi ha fatto ancora più male, ciò che mi ha dato davvero fastidio, è che questo commento venga da una donna. Da un'altra donna.

Dovremmo essere alleate. Dovremmo sostenerci a vicenda nelle nostre scelte, rispettare i nostri percorsi diversi, comprendere che la femminilità non ha un'unica forma. Invece, troppo spesso, siamo le prime a giudicarci tra di noi. Le prime a puntare il dito. Le prime a definire cosa significhi essere una "vera donna".

C'è questa narrazione tossica secondo cui una donna che non vuole stare costantemente con i bambini, che non si scioglie davanti a ogni neonato, che non mette al primo posto sempre e comunque le esigenze dei più piccoli, sia in qualche modo difettosa. Incompleta. Fredda. Repellente.

Ma io mi sento donna. Pienamente donna. Con o senza figli. Con o senza la voglia di badare ai nipoti ogni giorno. La mia identità femminile non dipende dal mio rapporto con l'infanzia altrui. E la stessa cosa vale per ogni donna, in qualsiasi direzione: chi sceglie di avere sei figli è donna tanto quanto chi sceglie di non averne nessuno. Chi ama passare ogni momento libero con i bambini è donna tanto quanto chi preferisce dedicarsi ad altro.

## Il Diritto di Dire No

Ciò che dobbiamo imparare – tutte e tutti – è che dire "no" non è un crimine. Non è egoismo. Non è repulsione.

Dire "preferisco che mia nipote non resti qui un'altra settimana" è semplicemente esprimere un bisogno. È stabilire un limite sano. È riconoscere che il mio tempo ha valore, che il mio lavoro merita rispetto, che la mia vita personale non deve essere sempre sacrificata sull'altare delle aspettative familiari o sociali.

E questo non toglie nulla all'amore che provo per mia nipote. Posso amarla profondamente e allo stesso tempo non volerla a casa mia sette giorni su sette. Posso essere una zia presente e affettuosa e allo stesso tempo avere bisogno del mio spazio. Queste cose non sono in contraddizione.

Il problema nasce quando la società – e in particolare altre donne – pretende che il ruolo femminile sia sempre quello della cura incondizionata, della disponibilità infinita, del sacrificio perpetuo. Come se avere confini personali ci rendesse meno degne, meno buone, meno umane.

## Cambiare la Narrazione

È tempo di cambiare questa narrazione. È tempo di smettere di portare odio tra donne per scelte che non ci riguardano direttamente. È tempo di riconoscere che ogni percorso è valido, che ogni donna ha il diritto di decidere come vivere la propria vita senza dover giustificare ogni singola scelta come se fosse un crimine.

Io non ho repulsione verso i bambini. Ho repulsione verso il giudizio facile, verso i commenti superficiali, verso chi si permette di definire i miei sentimenti senza conoscere la mia realtà. Ho repulsione verso l'idea che debba sempre dire "sì" per essere considerata una brava persona, una brava zia, una donna completa.

Mia nipote ha dei genitori meravigliosi che la amano e si prendono cura di lei. Io sono la zia, e come tale offro il mio amore, il mio tempo quando posso, il mio supporto quando serve. Ma offro anche rispetto per me stessa, per il mio lavoro, per la mia vita. E questo, credetemi, non è repulsione.

È semplicemente essere umana. Essere onesta. Essere reale.

E se questo fa di me una persona che "ha repulsione verso i bambini" agli occhi di qualcuno, beh, forse il problema non è mio. Forse il problema è di chi non riesce a concepire che una donna possa amare i bambini della sua famiglia e allo stesso tempo amare anche se stessa, il proprio tempo, il proprio spazio.

Siamo nel 2025. È ora di crescere. È ora di rispettarci. È ora di smetterla di giudicare ogni scelta che una donna fa come se fosse un affronto alla femminilità stessa.

Ogni donna è donna. Con figli o senza. Con i nipoti a casa o senza. Con il tablet in mano o con un libro. Al lavoro o in vacanza.

E questo dovrebbe essere più che sufficiente.

Commenti