"La bilancia di mia zia e il momento in cui ho capito tutto"

Ragazzi, oggi voglio parlarvi di una cosa che mi è rimasta in testa e che non riesco a scrollarmi di dosso. Non è una di quelle cose facili da dire, ma se ho questo canale è proprio per essere onesta con voi — anche quando non è comodo.

Qualche giorno fa ero da una parente, e come spesso succede in casa altrui, mi sono ritrovata davanti alla bilancia. Me la sono trovata lì, in bagno, e ho deciso di salirci. Quasi per curiosità, quasi senza pensarci.

Il numero che ho visto non mi ha sorpresa più di tanto. Ci sono già arrivata altre volte in passato, non era una novità assoluta. E quindi no, non mi sono spaventata per quello.

Mi sono spaventata per altro. Per qualcosa di molto più profondo.

Mi sono spaventata perché mangio poco. E sono comunque a quel peso.

E quando ci ho ragionato su, la risposta era lì, chiarissima, quasi ovvia: non mi muovo. Non mi muovo davvero. Non faccio attività, non cammino, non faccio niente che assomigli lontanamente a movimento. Il mio corpo è fermo. E un corpo fermo, anche se mangia poco, non va da nessuna parte — anzi, va nella direzione sbagliata.

Ecco cosa mi ha fatto paura. Non la bilancia. La consapevolezza.

E il problema è che questa consapevolezza è arrivata in un momento in cui ho già mille cose per la testa legate al mio corpo e alla mia salute.

Sto seguendo una dieta, quindi già devo stare attenta a quello che mangio, già devo fare i conti ogni giorno con scelte, rinunce, momenti in cui vorresti mollare tutto e mangiare quello che ti pare.

E in più sto scalando la pasticca della tiroide. E se non lo sapete, ve lo dico io: scalare un farmaco per la tiroide non è uno scherzo. Il tuo corpo va letteralmente in tilt. Sei stanca, sei umorale, hai freddo, hai caldo, ti senti gonfia, ti senti spenta. È come cercare di guidare una macchina mentre qualcuno continua a cambiare il carburante sotto di te. Stai fuori di testa, non ti riconosci, e devi comunque andare avanti e fare finta che tutto sia normale.

E poi c'è la cosa che forse mi pesa di più in assoluto in questo momento: il mio endocrinologo mi ha chiesto di fare le analisi per il diabete.

Non voglio drammatizzare, perché non so ancora niente — sono analisi, non una diagnosi. Ma sarei falsa se vi dicessi che sto tranquilla. Non sto tranquilla per niente. È una di quelle cose che ti ronzano in testa, che cerchi di mettere da parte e invece sono sempre lì. Aspettare i risultati delle analisi è una di quelle esperienze che ti fanno rendere conto di quanto poco controllo abbiamo su certe cose.

Però — e qui voglio essere chiara con voi e soprattutto con me stessa — non voglio usare tutto questo come scusa per restare ferma.

Anzi, è stato proprio l'insieme di tutte queste cose a farmi scattare qualcosa dentro.

Ho capito che non posso aspettare di sentirmi pronta. Non posso aspettare che la tiroide si sistemi, che le analisi arrivino, che la dieta faccia effetto da sola, che venga voglia di muovermi. La voglia non arriva se non inizi. È sempre così, lo sappiamo tutti, eppure ci dimentichiamo sempre.

Quindi ho iniziato. In piccolo, senza strafare, senza pretendere di diventare un'altra persona dall'oggi al domani. Ho iniziato a fare qualche esercizio a casa e ho ricominciato a camminare. Niente di rivoluzionario. Ma è qualcosa. Ed è mio.

Non so come andrà. Non vi voglio promettere niente, perché le promesse fatte sui social le ho viste — e le ho vissute — sfumare mille volte. Vi dico solo che ci sto provando, che ho paura, che sono stanca, e che vado avanti lo stesso.

Vi tengo aggiornati. Promessa questa sì, la mantengo. ❤️ 

creata con AI


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