Piccola riflessione del giorno ☕

Piccola riflessione del giorno ☕

Qualche tempo fa ho pubblicato un video su YouTube in cui raccontavo di una truffa subita su Vinted. Una di quelle esperienze che ti lasciano l'amaro in bocca, che ti fanno sentire stupida per aver abbassato la guardia, e che inevitabilmente ti cambiano un po' il modo di vedere le cose. Nel video ho detto che le persone del sud non mi ispirano fiducia. E ho aggiunto — più volte, sia nel video che nei commenti, perché evidentemente non bastava dirlo una volta — che non mi fido delle persone in generale. Nord, centro, sud. Tutti ugualmente nel mio radar della diffidenza, nessun privilegio per nessuno, nessuna eccezione geografica. Non è un giudizio su una regione, è una questione mia, personale, nata da un'esperienza concreta.

Risultato? Una persona ha visto tutto questo e ha concluso: razzista.

Ora, la cosa interessante è questa: io, che dichiaro apertamente di non fidarmi di nessuno a prescindere da dove viene, sono la razzista. Lei, che invece di fare una domanda o aprire un confronto civile ha preferito direttamente insultarmi, è evidentemente una paladina della giustizia sociale. Del nord, tra l'altro — dettaglio che lei stessa ha sentito il bisogno di sottolineare, con una certa soddisfazione, come se la latitudine di nascita fosse un attestato di superiorità morale che io, povera me, non posso permettermi.

Fantastico. Davvero.

Quindi, se ho capito bene la logica: non fidarsi delle persone = razzismo. Insultare qualcuno = non razzismo. Tirar fuori la propria provenienza geografica per sentirti migliore = assolutamente normale. Ok, grazie mille per la lezione. 👏 Prendo nota.

Detto questo, proviamo a ragionare un secondo su cosa sia davvero il razzismo — perché a quanto pare c'è un po' di confusione in giro. Il razzismo è discriminazione. È odio. È negare a qualcuno diritti, dignità, umanità in base alla sua etnia, al colore della pelle, alle sue origini. Non è una persona su internet che, dopo essere stata truffata, dice di stare più attenta.

Diffidare dopo una brutta esperienza è umano. È istintivo. È una forma di autodifesa che chiunque, in qualsiasi momento della vita, può capire. Non è odio verso una categoria, non è pregiudizio etnico, non è razzismo. E no, non ho bisogno di giustificarmi ulteriormente su questo.

Quello che invece trovo davvero problematico è usare la parola 'razzista' come se fosse una freccia da scoccare al primo disaccordo, come se fosse un insulto qualunque da tirare fuori quando si vuole chiudere una conversazione senza doverla affrontare. Perché farlo non è combattere il razzismo — è sminuire chi il razzismo lo subisce davvero, ogni giorno, in modo concreto e doloroso. Ed è anche, francamente, un modo per evitare qualsiasi confronto serio.

Io so chi sono. Chi mi conosce lo sa. E questo mi basta. 🙂



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